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Dal Piano di Sviluppo Socio Economico della Comunità Montana anno 1977 ad oggi

 
Dal secondo dopoguerra è rimasta in uso all’Esercito Italiano che l’ha utilizzata per scopi logistici, presidiandola fino all’anno 1975, ma rimanendo vincolata al segreto militare fino al 1992, anno in cui la roccaforte è passata dalla disponibilità del Demanio Militare a quella dell’Agenzia del Demanio Statale.
Da allora la Comunità Montana ed il Comune di Anfo, in modo congiunto, hanno ripetutamente affrontato il problema del possibile utilizzo delle strutture e del loro inserimento nel più vasto comparto turistico e culturale della Valle Sabbia.
 
Il Piano di Sviluppo della Comunità Montana nel 1977 aveva individuato la Rocca d’Anfo quale struttura da valorizzare a livello turistico, anche se all’epoca l’Amministrazione militare proprietaria dell’immobile non pareva intenzionata a cedere l’immobile, nonostante i programmi militari non ne prevedessero più l’uso.
Il Comune di Anfo recepì subito l’indicazione programmatica della Comunità montana prevedendo nella stesura del P.R.G. la destinazione turistica dell’area della Rocca.
 
Contemporaneamente iniziava il percorso imboccato dalla Comunità e dal Comune di Anfo per individuare una possibile e reale funzione pubblica degli immobili della rocca e delle adiacenze ambientali.
La prima richiesta avanzata dalla Comunità Montana al Ministero della Difesa, nella quale si chiedeva “l’opportunità di trasferire dalla rocca il servizio militare per lasciare libere le strutture per un servizio di turismo sociale”, è del 15 dicembre del 1976.
In conseguenza delle indicazioni contenute nel Piano di Sviluppo, la Comunità Montana ritornava sull’argomento in data 4 dicembre 1978.
 
Successivamente nel settembre 1981 e nel dicembre del 1982, la Comunità richiamava tutte le istituzioni interessate alla Rocca ponendo il problema della proprietà, del restauro conservativo degli edifici e dell’uso degli stessi.
 
 
Nel 1988 veniva segnalata dal comune di Anfo alla Direzione Genio Militare di Milano, alla Soprintendenza ai Beni Architettonici ed Ambientali di Brescia ed al Coordinamento Regionale per il territorio di Milano lo stato di degrado artistico e monumentale del compendio, nonché il movimento franoso in atto all’interno del perimetro della Rocca. Nella medesima nota non si mancava di chiedere alla Direzione del Genio Militare se la Rocca fosse alienabile.
Con una nota datata 13 novembre 1988 il Comando Regionale Militare Nord-Ovest rispondeva al Sindaco di Anfo precisando che l’immobile era alienabile ai sensi delle leggi n. 497/78 e n. 47/81.
Contestualmente gli Enti valsabbini iniziavano a porsi nella prospettiva del concreto utilizzo della Rocca, cercando di muoversi tra ipotesi progettuali e possibilità reali; in altre parole tra un disegno organico di utilizzo ed i problemi contingenti relativi al possesso, al restauro, alla destinazione dell’intero comparto.
 
Nella Primavera del 1989 prendeva corpo la grande iniziativa nata dalla collaborazione tra il Museè des Plains – Reliefs, l’Istituto italiano di Cultura di Parigi, il Comune di Anfo, la Comunità Montana di Valle Sabbia e la Provincia di Brescia. L’iniziativa, concretizzatasi in un importante convegno presso l’Istituto scolastico Polivalente di Idro ed in una mostra storico – architettonica sulle origini e sulle possibilità di utilizzo della Rocca, ebbe vasta risonanza e pose il problema del recupero della Rocca al centro di un dibattito culturale di alto profilo.
Proprio in quegli anni il Comune di Anfo, dopo un’attenta valutazione, inseriva nel P.R.G. (approvato dal Consiglio Comunale nel 1987) tutta la zona su cui sorge la Rocca (la fortificazione e le caserme) prevedendo, tra le destinazioni d’uso, le seguenti possibilità:
 
a)            Attrezzature pubbliche e private di interesse generale;
b)            Attrezzature collettive di interesse comunale;
c)            Residenza;
d)            Attrezzature ricettive, comunali e direzionali.
 
Fra le prescrizioni più significative vi era la destinazione delle costruzioni della “Rocca Alta” a Museo e ad attività culturali a questo integrate.
Dopo questo sforzo di progettualità le cose sono continuate senza però giungere ad una effettiva realizzazione delle proposte contenute nella ipotesi o nelle altre soluzioni suggerite dal dibattito culturale maturato nel frattempo.
Si sono infatti susseguite diverse proposte avanzate da Associazioni o da singoli studiosi, ma intanto avanzava il progressivo degrado dei manufatti ed incombeva il dissesto idrogeologico della zona.
 
A seguito dei numerosi incontri effettuati (la Comunità Montana ha istituito nel 1996 un apposito Gruppo di Lavoro per seguire i diversi aspetti del problema) la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali effettuava interventi di manutenzione sulla caserma e su altri edifici ubicati nell’area dell’ex Rocca Veneta.
 
Per quanto riguarda invece il degrado dei pendii rocciosi, diventati non solamente un serio pericolo per gli edifici storici, ma anche per il transito sulla sottostante strada statale, la Comunità Montana nel 1996 approvava lo “Studio della zona militare di Anfo e della frana sulla strada che conduce alla Rocca Alta” per un importo complessivo di £ 2.511.000.000.
Nel 1997 sempre il Consiglio Direttivo della Comunità Montana deliberava uno stralcio per un importo di £ 700.000.000. A seguito di ciò l’Autorità di bacino, ai sensi della legge 183/89, annunciava di aver approvato il Piano regionale con un intervento pari a £ 700.000.000 proprio per la sistemazione della frana che ostruiva la strada di raccordo tra la Rocca Bassa e quella Alta. Con questo atto veniva di fatto finanziato il primo stralcio del progetto approvato dalla Comunità Montana nel 1997.
Successivamente il Ministero dei LL.PP. (Provveditorato Regionale OO.PP.) ha finanziato (con pronto intervento) i lavori per messa in sicurezza di un’altra zona franosa per un importo pari a £ 700.000.000.
Il problema del degrado dei pendii rocciosi comincia dunque a vedere interventi corposi, mentre la sistemazione di alcuni edifici significativi è il risultato della sollecitudine della soprintendenza.
 
Nel 2006 l’Agenzia del Demanio Statale, con atto Rep. N. 340 del 09/05/2006 Prot. n. 13950 ha concesso l’uso della porzione del compendio identificata all’N.C.E.U. con fg. 22 mappali 2164 e 2387 per il periodo dal 01/06/2006 al 31/05/2012 alla Comunità Montana di Valle Sabbia e al Comune di Anfo, che da anni chiedevano che fosse a loro affidata, per avere la possibilità di sviluppare dei programmi di carattere museale, culturale e turistico.
 
Nel marzo 2010 la Comunità Montana e il Comune di Anfo hanno trasmesso all’Agenzia del Demanio la richiesta di concessione a canone agevolato per la durata di 50 anni, tempo che si ritiene necessario e fondamentale per continuare a provvedere alla manutenzione, promozione e valorizzazione del Compendio Rocca d’Anfo.
 
 
Contestualmente, in questi anni sono stati eseguiti i seguenti interventi:
 
 
Con fondi : Com.tà Montana V.S. , Comune di Anfo e G.A.L. (comunità europea)
Recupero palazzina “Corpo di Guardia”, prospiciente S.P. 237 del Caffaro, adibita a centro accoglienza visite e sala mostre. Importo 200.000,00 euro - anno 2004/2007 –
 
Con fondi : Com.tà Montana V.S. e Comune di Anfo
Realizzazione passeggiata pedonale che dalla loc.tà Porto di Anfo (zona parcheggi) arriva alla “Rocca Bassa”. Importo 95.000,00 euro - anno 2007
 
Con fondi statali c/o Ministero dell’economia e delle finanze
Recupero della “Batteria Statuto” zona rocca bassa, sistemazione area di circa mq. 6.000,  realizzazione parcheggi per visite guidate, recupero muraglione di trinceramento napoleonico, realizzazione di servizi igienici , recupero “osservatorio/punto di avvistamento”. Importo 800.000,00 euro – anno 2007-2008-2009 –
 
Con Fondi : Com.tà Montana, Comune di Anfo e A2A
Realizzazione fornitura elettrica, predisposizione cabina elettrica, linee e messa in opera di contatori per il Centro Visite e la Palazzina Zanardelli. Importo 15.000,00 euro  
 
Con fondi statali Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
Consolidamento della copertura dell’edificio denominato “Caserma principale Superiore” del Complesso demaniale Rocca d’Anfo (BS). Importo 376.500,00 euro – anno 2010

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